Immagine del moai di Vitorchiano

Moai di Vitorchiano / The Moai of Vitorchiano

Italiano:
Ci sono solo due moai fuori dall’Isola di Pasqua: uno è al Louvre, l’altro è a Vitorchiano, in provincia di Viterbo.
I moai sono i monoliti antropomorfi scolpiti dal popolo Rapa Nui tra l’XI e il XVI secolo sull’isola di Pasqua, nel Pacifico meridionale. Rappresentano probabilmente gli antenati divinizzati, e venivano collocati sulle piattaforme cerimoniali chiamate ahu con lo sguardo rivolto verso l’interno, a sorvegliare i villaggi. Sull’isola ne sopravvivono circa novecento.
Il moai di Vitorchiano, alto sei metri e pesante trenta tonnellate, nacque nel 1990 da un’iniziativa televisiva: il giornalista RAI Mino D’Amato, conduttore del programma Alla ricerca dell’arca, voleva richiamare l’attenzione internazionale sul deterioramento delle statue di Rapa Nui e cercava in Italia una pietra che si avvicinasse il più possibile a quella vulcanica dell’isola. La trovò a Vitorchiano: il peperino, pietra vulcanica tipica dei Monti Cimini, aveva caratteristiche molto simili alla materia prima dei moai originali. Fu così che undici membri della famiglia Atan, originaria di Rapa Nui, arrivarono nel borgo laziale e scolpirono la statua con asce manuali e pietre taglienti, le stesse tecniche dei loro antenati, mentre le telecamere RAI riprendevano tutto in diretta. Il video integrale della puntata è qui: https://www.youtube.com/watch?v=ZseDiB_NnSM.
A lavoro ultimato la famiglia Atan lasciò il moai in dono a Vitorchiano, che da quel momento si gemellò con Rapa Nui. La statua fu collocata inizialmente in piazza Umberto I; nel 2007 fu temporaneamente trasferita in Sardegna per una mostra di arte precolombiana, e al suo ritorno trovò la collocazione attuale su Largo Padre Ettore Salimbeni. Secondo la tradizione Rapa Nui, un moai inaugurato con rito propiziatorio (come quello di Vitorchiano) non può essere spostato senza portare sventura.

Crediti immagine: Ilaria

English:
There are only two moai outside Easter Island: one is in the Louvre, the other is in Vitorchiano, in the province of Viterbo.
The moai are the anthropomorphic monoliths carved by the Rapa Nui people between the 11th and 16th centuries on Easter Island, in the southern Pacific. They most likely represent deified ancestors, and were placed on ceremonial platforms called ahu with their gaze directed inland, watching over the villages. Around nine hundred survive on the island.
The Vitorchiano moai, six metres tall and weighing thirty tonnes, came about in 1990 through a television initiative: RAI journalist Mino D’Amato, host of the programme Alla ricerca dell’arca (In Search of the Ark), wanted to draw international attention to the deterioration of the Rapa Nui statues and was looking in Italy for a stone as close as possible to the volcanic rock of the island. He found it in Vitorchiano: peperino, a volcanic stone typical of the Cimini Mountains, had characteristics very similar to the raw material of the original moai. Eleven members of the Atan family, originally from Rapa Nui, travelled to the Lazio village and carved the statue using hand axes and sharp stones — the same techniques as their ancestors — while RAI cameras filmed the entire process live. The full episode is available here.
Once the work was complete, the Atan family left the moai as a gift to Vitorchiano, which from that moment twinned with Rapa Nui. The statue was initially placed in Piazza Umberto I; in 2007 it was temporarily moved to Sardinia for an exhibition of pre-Columbian art, and on its return it found its current position on Largo Padre Ettore Salimbeni. According to Rapa Nui tradition, a moai inaugurated with a propitiatory rite (as the one in Vitorchiano was) cannot be moved without bringing misfortune.

Image credits: Ilaria